La Riforma Istruzioni per l'uso

Lavoro e volontariato

COS'È

La normativa inquadra il tema del lavoro e del volontariato nelle imprese sociali a partire da alcuni intenti:

  • caratterizzare l’impresa sociale come ente di terzo settore (Ets) a carattere imprenditoriale, ritenendo che ciò implichi una prevalenza del lavoro retribuito rispetto a quello volontario;
  • assicurare a chi lavora (e ad altri stakeholder) il potere di contribuire a co-orientare l’impresa, ritenendo l’elemento democratico – ancorché eventualmente attenuato rispetto al modello cooperativo – uno degli aspetti che caratterizzano la “socialità” dell’impresa;
  • assicurare condizioni di lavoro soddisfacenti e un impiego equilibrato delle risorse destinate a remunerare il lavoro evitando squilibri troppo ampi tra lavoratori.

COME FUNZIONA

Nelle imprese sociali è ammessa la prestazione di attività di volontariato, ma il numero dei volontari deve essere minore di quello dei lavoratori e le loro attività possono essere utilizzate in misura complementare e non sostitutiva rispetto ai parametri di impiego di operatori professionali previsti dalle disposizioni vigenti.

PARTECIPAZIONE

Lo statuto o il regolamento devono prevedere forme di coinvolgimento dei lavoratori (e degli utenti, nonché di altri stakeholder coinvolti nell’attività); tali forme dunque non possono caratterizzarsi come mera “buona prassi”, ma devono entrare a far parte strutturalmente dell’organizzazione dell’impresa sociale essendo deliberate nei suoi atti fondamentali e rappresentando quindi un requisito imprescindibile perché essa possa essere riconosciuta tale. Tali modalità di coinvolgimento dovranno essere definite dall’impresa tenendo conto di diversi elementi: i contratti collettivi stipulati con le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori comparativamente più rappresentative, il settore di attività, gli stakeholder dell’impresa, le sue dimensioni; dovranno inoltre fare riferimento a Linee guida da adottarsi da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali che dovranno essere approvate previo confronto nell’ambito del Consiglio nazionale del terzo settore. Le forme e le modalità di coinvolgimento devono essere riportate nel bilancio sociale.

In ogni caso gli statuti dovranno definire i casi e le modalità della partecipazione dei lavoratori e degli utenti all’assemblea dei soci, nonché assicurare, per le imprese che di dimensioni maggiori (che superino cioè due di questi tre limiti: attivo patrimoniale superiore a 2.2 milioni di euro, ricavi superiori a 4.4 milioni di euro, 25 lavoratori), una rappresentanza dei lavoratori (ed eventualmente degli utenti) nell’organo direttivo dell’ente.

CONDIZIONI DI LAVORO

È prevista una doppia tutela. La prima è quella ordinaria, di vietare la corresponsione di trattamenti inferiori a quelli previsti dai contratti di lavoro stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative; la seconda è invece relativa all’equità tra lavoratori e si sostanzia nel divieto di corrispondere retribuzioni lorde annue maggiori di più di otto volte rispetto alla retribuzione minore (limite analogo è previsto anche per la generalità delle organizzazioni di terzo settore). Questo aspetto va rendicontato nel bilancio sociale.

CHI COINVOLGE/CHI ESCLUDE

Tutte le imprese sociali sono interessate da queste previsioni. Quelle relative agli aspetti partecipativi non riguarda le cooperative sociali ed eventuali altre cooperative a mutualità prevalente, in quanto per definizione esse adottano una forma di partecipazione degli stakeholder rafforzata rispetto alla generalità delle imprese sociali, dal momento che i lavoratori sono la componente più rilevante dei soci dell’impresa e partecipano quindi come tali a tutti gli aspetti della sua gestione (assemblea, organi direttivi e altri organi specifici).

Al contrario, le forme di coinvolgimento di un’impresa sociale diversa dalle cooperative a mutualità prevalente potrebbe esaurirsi – tranne il caso di imprese di maggiori dimensioni e fatto salvo che le linee guida da approvarsi non prevedano diversamente – in momenti consultivi e/o informativi periodici, anche in assenza di effettivo potere decisionale.

CASI SPECIFICI

Rispetto al differenziale retributivo massimo, come si è detto fissato per le imprese sociali nel rapporto di 1 a 8 tra retribuzione lorda inferiore rispetto alla retribuzione lorda maggiore, è il caso di ricordare che nella cooperazione sociale – che rappresenta numericamente la grande maggioranza delle imprese sociali attuali – il contratto collettivo nazionale del lavoro comparativamente più rappresentativo prevede un rapporto di poco superiore all’1 a 2.

OBBLIGHI E DIVIETI

La prescrizione che nell’impresa sociale il numero di volontari debba essere inferiore a quello dei lavoratori introduce una incompatibilità di fatto per le organizzazioni di volontariato (Odv) ove “il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al cinquanta per cento del numero dei volontari” e anche per le associazioni di promozione sociale (Aps) che debbono realizzare le proprie attività “avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati”.

COSA CAMBIA/COSA INTRODUCE

La precedente normativa prevedeva di inserire nel regolamento forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività e di darne conto nel bilancio sociale. Allo stesso modo, già la previgente normativa richiedeva che il numero di volontari fosse non superiore al 50% dei lavoratori.

Le innovazioni portate dalla riforma riguardano dunque:

  • il fatto che gli statuti delle imprese di maggiori dimensioni debbano prevedere la partecipazione dei lavoratori all’organo direttivo;
  • il rafforzamento del riferimento ai contratti di lavoro, che prima riguardava i “contratti e accordi collettivi applicabili” e non quelli comparativamente più rappresentativi, ammettendo quindi il rispetto della previsione normativa anche nel caso di contratti con valori economici inferiori;
  • il rapporto massimo di 1 a 8 tra retribuzione inferiore e retribuzione più alta;
  • la specificazione, introdotta dal correttivo, che il volontariato non può essere utilizzato in sostituzione di operatori professionali.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112 “Revisione della disciplina in materia di impresa sociale”: artt. 11-13.

ENTRATA IN VIGORE

20 luglio 2017

Mancano ancora le linee guida da approvarsi sul tema delle modalità di partecipazione dei lavoratori e degli altri stakeholder che potrebbe creare qualche incertezza soprattutto nel caso di imprese sociali neo costituite in forma diversa da quelle delle cooperative sociali o comunque a mutualità prevalente. In ogni caso già il testo del decreto sull’impresa sociale inserisce una pluralità di indicazioni abbastanza dettagliate.

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