Più rendicontazione e meno rigidità: le richieste di Legambiente

Intervista all’amministratore nazionale Nunzio Cirino Groccia sull’attuazione della riforma del Terzo settore, un processo a cui la rete è pronta da tempo. Non mancano i punti critici, tra cui i vincoli sui numeri delle associate e sul lavoro

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Una delle sfide di Legambiente per il futuro è quella di migliorare la propria rendicontazione includendo l’attività delle 18 sedi regionali e dei 1000 gruppi e circoli locali. Secondo Nuncio Cirino Groccia, amministratore di Legambiente, infatti, la spinta della riforma del Terzo settore a raccontarsi attraverso il bilancio sociale deve includere il lavoro dei territori, su cui l’associazione lavora da 40 anni su questioni ambientali, dello sviluppo sostenibile e non solo: agricoltura sociale, beni confiscati, protezione civile, beni culturali, formazione e diritti umani. Un approccio di “multiattività” pienamente in linea con le indicazioni del legislatore che consente di svolgere più attività di interesse generale. “Una riforma positiva”, quindi, ma con ancora troppi vincoli soprattutto per le organizzazioni nazionali, sia per quanto riguarda la composizione, che sul lavoro.

In che modo la riforma del Terzo settore ha influenzato il lavoro della sua organizzazione? Quanto è corrispondente la definizione di ente del Terzo settore alla sua realtà?

Sul lavoro della nostra organizzazione la riforma non ha influito moltissimo, eravamo in linea con la normativa in essere e non ci sono stati cambiamenti significativi. Rispetto alla definizione di Terzo settore non vedo elementi particolari di distinzione rispetto all’inquadramento precedente alla riforma. Il codice del Terzo settore introduce un elenco specifico di attività di interesse generale.

Quali sono i confini dell’attività che svolge il suo ente e che impatto ha avuto su questo la nuova definizione legislativa?

Anche su questo aspetto non ci sono particolari elementi di distinguo. Legambiente è un soggetto “multiattività” e la riforma, consentendo nell’articolo 5 del codice del Terzo settore (Cts) di svolgere più attività, risponde bene alla nostra natura. Questo ci aiuta particolarmente; sarebbe stato complicato se, al contrario, avessimo dovuto scegliere una singola attività, che non sarebbe stato in linea con la natura e la storia costruita da Legambiente in questi 40 anni. Ci occupiamo oltre che di ambiente anche di beni culturali, di scuola e formazione, di beni confiscati e di diritti umani.

La riforma chiede agli enti maggiore trasparenza, una grande attenzione alla accountability e alla rendicontazione sociale. Quali sono le azioni messe in campo dalla sua organizzazione in questo senso?

Tutti questi adempimenti sono utili ed aspetti importanti di trasparenza su cui il Terzo settore si deve continuare ad attrezzare. Legambiente è un’organizzazione fatta di più livelli e ogni livello ha una sua autonomia giuridica e di governance con un proprio codice fiscale, con le singole articolazioni regionali e i circoli dotati di autonomia propria. Legambiente nazionale, prima della riforma, aveva avviato la redazione del bilancio sociale che si affiancava a quello economico e patrimoniale. Lo sforzo adesso è quello di riuscire a rendicontare al meglio tutta l’attività dell’associazione, non solo a livello nazionale, ma anche delle sue articolazioni regionali e i dei suoi 480 circoli territoriali: una sfida decisiva per i prossimi anni.

Che impatto ha avuto la riforma del Terzo settore sull’impianto organizzativo e sulla gestione della governance del suo ente?

La riforma ci ha sicuramente spinto ad avviare un lavoro organizzativo più efficace. A partire da un percorso di affiancamento e di confronto con le nostre articolazioni territoriali, attraverso assemblee regionali e delle singole realtà per spiegare i principi cardine della riforma e come si traducevano nei nuovi statuti e nell’organizzazione dell’associazione. Un impegno che non si fermerà in questa fase, ma continuerà nei prossimi mesi, man mano che la riforma prenderà corpo. Non dobbiamo lasciare indietro nessuno della nostra rete associativa, che va da Lampedusa a Monfalcone. È stato un lavoro intenso, che per quanto riguarda la governance non ha prodotto cambiamenti sostanziali, il principio di democraticità è stato sempre presente nella nostra organizzazione.

In generale, è una riforma positiva che presenta numerosi aspetti innovativi anche rispetto ad altri paesi europei, ma non condivido alcune rigidità che presenta, soprattutto per le organizzazioni nazionali, come per le associazioni di promozione sociale (Aps), il fatto che il numero delle associate non possa superare il 50% delle Aps. Un’altra perplessità riguarda anche la questione dei lavoratori, il cui numero, per le Aps, non può superare il 50% dei volontari o il 5% di associati. Si tratta di limiti soprattutto per le strutture nazionali che organizzano un gran numero di attività durante l’anno e che hanno bisogno di personale organizzato e ben qualificato. La stessa Legambiente è un’Aps in cui si lavora ogni giorno, spesso anche nei fine settimana, e per coinvolgere al meglio le migliaia di volontari ha bisogno di una struttura organizzata con professionalità. Mi sarei aspettato una maggiore consapevolezza della realtà delle nostre associazioni.

L’impianto fiscale è ancora un grande punto interrogativo. Che conseguenze ha nella vostra organizzazione questo stato di incertezza?

La questione fiscale la stiamo affrontando con il pragmatismo proprio del Terzo settore. L’applicazione della riforma sta richiedendo tempi più o meno lunghi in relazione ai vari aspetti della sua attuazione, e questo si porta dietro numerose incertezze. In questi ultimi mesi siamo impegnati per gestire al meglio sia il profilo fiscale che i nuovi schemi di bilancio, accompagnando le nostre strutture in tutta Italia.

Il registro unico nazionale del Terzo settore sarà presto operativo. Come vi state preparando a questo passaggio?

Ci siamo preparati in questo tempo predisponendo numerose assemblee, webinar e incontri locali. Il 95% della nostra oggi rete è pronta per questo passaggio, quando il registro unico diventerà operativo. Sarà poi decisivo affiancare la nostra struttura associativa ed accompagnarla in tutti i passaggi successivi. Certamente far parte del Forum del Terzo Settore è molto importante, soprattutto per la costruzione di percorsi comuni e per il confronto continuo con le altre associazioni.

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