Come funzionano i testamenti solidali per il Terzo settore

In occasione della Giornata internazionale del lascito solidale del 13 settembre, una breve guida sull’utilizzo di uno strumento il cui utilizzo è in continua crescita

Destinare una parte dei propri beni a un’organizzazione impegnata in attività di interesse generale significa far continuare nel tempo i valori e le cause nei quali si è creduto. È questo il significato del testamento solidale, una scelta sempre più diffusa in Italia, capace di offrire un contributo importante alle attività degli enti del Terzo settore.

Non è una possibilità riservata a chi possiede grandi patrimoni. Anche una somma contenuta, una percentuale dei propri beni o un singolo bene possono trasformarsi in servizi, progetti e interventi a favore delle persone e delle comunità.

CHE COS’È UN TESTAMENTO SOLIDALE

Il testamento solidale non è una particolare forma di testamento prevista dalla legge. L’espressione indica la decisione di inserire nelle proprie disposizioni testamentarie un lascito a favore di una o più associazioni, fondazioni, organizzazioni o altri enti che perseguono finalità solidaristiche e di interesse generale.

L’ente può essere indicato:

  • come erede, ricevendo l’intero patrimonio o una sua quota;
  • come legatario, ricevendo un determinato bene o una specifica somma di denaro.

La differenza è rilevante. L’erede subentra, in tutto o in parte, nei rapporti patrimoniali del defunto, comprese le eventuali passività; il legatario riceve invece il bene specificamente indicato, nei limiti stabiliti dalla legge.

Il testamento è sempre un atto personale e revocabile: chi lo ha redatto può modificarlo o sostituirlo in qualsiasi momento. Fare un lascito solidale non comporta quindi un vincolo definitivo durante la propria vita.

CHI PUÒ FARLO

Può fare testamento ogni persona maggiorenne che sia capace di intendere e di volere e non si trovi in una delle condizioni di incapacità previste dalla legge.

La scelta può essere compiuta sia da chi ha figli, un coniuge o altri familiari, sia da chi non ha eredi stretti. La presenza di familiari non impedisce di destinare una parte del patrimonio a finalità solidali: occorre però rispettare le quote che la legge riserva ad alcuni congiunti.

Sono definiti legittimari il coniuge, i figli e, in assenza di figli, gli ascendenti nei casi previsti dalla legge. A queste persone deve essere riservata una determinata quota del patrimonio, chiamata “quota di legittima”. La parte restante costituisce la quota disponibile, che può essere liberamente destinata anche a un ente del Terzo settore.

Chi non ha legittimari può, attraverso il testamento, disporre liberamente dell’intero patrimonio. In assenza di testamento, invece, i beni vengono attribuiti secondo le regole della successione legittima; qualora non vi siano parenti entro il grado previsto dalla legge, l’eredità è devoluta allo Stato.

COME SI FA

Il lascito solidale può essere inserito nelle ordinarie forme di testamento previste dal Codice civile. In particolare si possono individuare le seguenti modalità:

Il testamento olografo

È il testamento scritto direttamente dalla persona interessata. Per essere valido deve essere:

  • scritto interamente a mano dal testatore;
  • il bene donato e l’ente destinatario devono essere ben specificati;
  • datato, indicando giorno, mese e anno;
  • firmato alla fine delle disposizioni.

Non può quindi essere scritto al computer, stampato e poi semplicemente firmato. Anche l’intervento materiale di un’altra persona nella scrittura può esporre il documento a contestazioni.

Il testamento olografo può essere conservato personalmente, affidato a una persona di fiducia oppure depositato presso un notaio. La semplicità di questa forma non deve far sottovalutare il rischio di errori, espressioni ambigue, smarrimento, distruzione o mancato ritrovamento del documento.

Il testamento pubblico

È ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni. Il testatore comunica le proprie volontà e il notaio le traduce in una formulazione giuridicamente corretta, ne verifica la conformità alla legge e conserva l’atto.

Questa forma è particolarmente opportuna quando il patrimonio è articolato, sono presenti più beneficiari, vi possono essere dubbi sulle quote spettanti ai familiari o si desidera destinare il lascito a uno specifico progetto.

Il testamento segreto

Il documento contenente le volontà del testatore viene consegnato, secondo precise formalità, a un notaio, che ne assicura la conservazione senza necessariamente conoscerne il contenuto. È una forma oggi meno utilizzata, anche per la complessità delle formalità richieste.

CHE COSA SI PUÒ LASCIARE

Il lascito non deve necessariamente riguardare una grande somma. È possibile destinare a un ente, a titolo di esempio:

  • una somma di denaro;
  • una percentuale o una quota del patrimonio;
  • titoli, azioni o altri strumenti finanziari;
  • un immobile o un terreno;
  • beni mobili, opere d’arte, gioielli o altri oggetti di valore;
  • crediti o rendite;
  • l’intero patrimonio, quando non vi siano legittimari;
  • il beneficio di una polizza vita, mediante una designazione effettuata nelle forme ammesse dal contratto e verificata con la compagnia assicurativa.

Si può inoltre nominare un ente come beneficiario insieme ad altre persone oppure destinargli ciò che resterà dopo aver attribuito determinati beni ai propri familiari.

LE ATTENZIONI DA OSSERVARE

Rispettare i diritti dei familiari

Il lascito deve essere calcolato tenendo conto delle quote riservate ai legittimari. Una disposizione che ecceda la quota disponibile non è automaticamente priva di effetto, ma può essere ridotta su iniziativa degli aventi diritto.

Per questo motivo, soprattutto in presenza di coniuge, figli, precedenti donazioni o situazioni familiari complesse, è prudente rivolgersi a un notaio.

Un lascito solidale correttamente definito non sottrae ai familiari ciò che la legge riserva loro, ma consente di utilizzare liberamente la parte disponibile del patrimonio.

Individuare con precisione l’ente

Nel testamento è opportuno indicare la denominazione completa dell’organizzazione, la sede e il codice fiscale. Nomi generici o incompleti possono rendere difficile individuare il beneficiario oppure generare controversie.

Prima di procedere è consigliabile verificare che l’ente sia effettivamente esistente e attivo. Per gli enti del Terzo settore si può controllare l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore e consultare lo statuto, i bilanci e le informazioni pubblicate sul sito dell’organizzazione.

È utile anche contattare preventivamente l’ente, senza che ciò comporti alcun obbligo, per conoscere le sue attività, la capacità di ricevere e gestire determinati beni e gli eventuali riferimenti da utilizzare nel testamento.

Usare formulazioni chiare

È preferibile evitare espressioni come “lascio qualcosa”, “una parte adeguata” o “quanto sarà possibile”. Occorre specificare se si intende attribuire:

  • una somma determinata;
  • una percentuale del patrimonio;
  • un bene individuato;
  • la quota disponibile;
  • l’intero patrimonio o una quota ereditaria.

Anche l’eventuale destinazione del lascito a un particolare progetto deve essere formulata con attenzione. Un vincolo eccessivamente rigido potrebbe diventare difficile o impossibile da rispettare dopo molti anni. Può essere utile prevedere che, qualora il progetto non sia più realizzabile, l’ente impieghi le risorse per attività analoghe e coerenti con la volontà del testatore.

Considerare anche debiti, costi e caratteristiche dei beni

Prima di nominare un ente erede è importante valutare l’intera situazione patrimoniale, compresi debiti, contenziosi e oneri connessi ai beni.

Un immobile, ad esempio, può rappresentare una risorsa importante, ma può anche richiedere manutenzioni, regolarizzazioni urbanistiche, spese condominiali o procedure di vendita. Un confronto preventivo con l’organizzazione può aiutare a evitare che il bene si trasformi in un onere difficilmente sostenibile.

Custodire il testamento in modo sicuro

Un testamento olografo produce effetti soltanto se viene ritrovato e pubblicato dopo la morte del testatore. È quindi opportuno depositarlo presso un notaio o informare una persona affidabile della sua esistenza e del luogo in cui è custodito.

Non è consigliabile conservare l’unico originale in un luogo facilmente accessibile o esposto al rischio di smarrimento o distruzione.

Aggiornare le proprie volontà

Le condizioni personali, familiari e patrimoniali possono cambiare. Anche l’organizzazione indicata potrebbe modificare denominazione, fondersi con un altro ente o cessare l’attività.

È quindi utile rileggere periodicamente il testamento e aggiornarlo quando necessario. In presenza di più documenti successivi, occorre inoltre evitare disposizioni contraddittorie, chiarendo quali volontà precedenti si intendono confermare o revocare.

IL TRATTAMENTO FISCALE PER GLI ENTI DEL TERZO SETTORE

Il codice del Terzo settore prevede che, alle condizioni stabilite dall’articolo 82 del decreto legislativo n. 117 del 2017, i trasferimenti gratuiti a favore degli enti del Terzo settore non siano soggetti all’imposta sulle successioni e donazioni né alle imposte ipotecaria e catastale, a condizione che i beni siano utilizzati per lo svolgimento delle attività istituzionali e per il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. La disciplina deve pertanto essere verificata con riferimento alla natura giuridica del beneficiario e all’effettivo utilizzo dei beni.

UNA SCELTA SEMPRE PIÙ CONOSCIUTA, MA SULLA QUALE SERVE PIÙ INFORMAZIONE

La conoscenza dei lasciti solidali è cresciuta significativamente negli ultimi anni, anche se rimane ancora ampio il bisogno di informazioni concrete. Secondo la ricerca Generosità, Donazioni e Lasciti Solidali, realizzata nel 2026 da Walden Lab per il Comitato Testamento Solidale, il 78% degli italiani con più di 25 anni dichiara di aver sentito parlare dei lasciti testamentari, pari a circa 35,4 milioni di persone, quasi 12 milioni in più rispetto al 2012. Tuttavia, tra quanti conoscono questa possibilità, solo il 12% si considera molto o moltissimo informato, mentre il 52% dichiara di conoscere poco o per nulla le procedure da seguire.

La ricerca segnala inoltre che tra gli over 50 il 23% non esclude di effettuare un lascito solidale, una quota quasi doppia rispetto al 12% rilevato nel 2018, mentre un ulteriore 29% rimane incerto. Persistono però alcuni stereotipi: il 43% ritiene che il lascito riguardi soprattutto chi dispone di grandi patrimoni e il 40% chi non ha figli o eredi diretti; solo il 28% considera invece il lascito una scelta che può riguardare chiunque. Sono dati che evidenziano come la sfida non sia più soltanto far conoscere l’esistenza del testamento solidale, ma offrire informazioni semplici e corrette, chiarire che non sono necessari grandi patrimoni e aiutare le persone a compiere, se lo desiderano, una scelta pienamente consapevole e libera.

UN IMPEGNO CRESCENTE DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE

È anche per rispondere a questo bisogno di informazione che negli ultimi anni un numero crescente di enti del Terzo settore ha iniziato a promuovere una maggiore conoscenza dei testamenti solidali, mettendo a disposizione sui propri siti materiali informativi, guide, incontri di approfondimento e contatti dedicati. Si tratta di un’attività importante, che contribuisce a superare pregiudizi e reticenze ancora presenti intorno al tema del testamento e a far comprendere che il lascito solidale non è riservato ai grandi patrimoni. Le informazioni offerte dagli enti possono aiutare a conoscere meglio le finalità e i progetti che il lascito potrebbe sostenere, ma devono mantenere un carattere trasparente e non pressante, rispettando pienamente la libertà, la riservatezza e i tempi di decisione della persona. La scelta testamentaria resta infatti un atto strettamente personale, che può essere indirizzata verso qualsiasi ETS si ritenga meritevole, grande o piccolo che sia.

UNA SCELTA LIBERA PER CHIUNQUE

Il testamento solidale non sostituisce le donazioni effettuate durante la vita e non richiede necessariamente la disponibilità di un patrimonio elevato. È uno strumento diverso: consente a ciascuno di decidere come una parte dei propri beni potrà continuare a produrre valore sociale nel futuro.

La scelta dell’organizzazione deve nascere dalla fiducia, dalla conoscenza delle sue attività e dalla condivisione della sua missione. La redazione del testamento deve invece essere affrontata con precisione e consapevolezza, tutelando i familiari e rendendo le volontà chiare e concretamente attuabili.

Per le situazioni più semplici può essere sufficiente un testamento olografo correttamente redatto. Quando sono presenti immobili, più eredi, precedenti donazioni, patrimoni complessi o particolari condizioni da imporre al beneficiario, la consulenza di un notaio rappresenta la soluzione più sicura.

Un lascito solidale, piccolo o grande che sia, può così diventare un ponte tra la storia personale di chi dona e il futuro delle persone e delle comunità che gli enti del Terzo settore continueranno a sostenere.

Per un primo approfondimento si segnala: Vita paper, Lasciti solidali, una leva per crescere, settembre 2025.

Le informazioni contenute nell’articolo hanno carattere generale e divulgativo e non sostituiscono il contatto con un eventuale ente beneficiario, la consulenza di un notaio o di un professionista qualificato, necessaria per valutare la singola situazione.

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